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Ultima modifica il 24 marzo 2014 alle 13:35

Giuseppe Vitale
Giuseppe Vitale in Mistero Salentino.

Questa sera si terrà il concertone finale della Notte della taranta a Melpignano (Lecce). Questo evento è ormai un grande festival di musica popolare nato quindici anni fa. Quest'anno maestro concertatore è Ludovico Einaudi e sono attesi nella cittadina cento mila presenze. La pizzica è oramai nota in tutto il mondo non solo come fenomeno antropologico ma anche dal punto di vista musicale fin da quando nella notte dei tempi i musicanti andavano di casa in casa presso i tarantati per liberarli con le loro note dal morso della taranta. Tuttavia non tutti riuscivano ad essere curati in questo modo perché ci sono diversi casi di donne e uomini, soprattutto, che non trovavano il passo o il ritmo e che non traevano giovamento né dal punto di vista musicale né da quello visuale: rifiutavano i colori e le immaginette dei santi Pietro e Paolo. Si tratta della pizzica "triste e muta" e ne parla Ernesto De Martino nel suo noto studio. Se vuoi saperne di più puoi leggere un mio articolo dal titolo: La taranta della verità. Questa forma di pizzica era piuttosto malinconica e dava vita a un periodo di depressione più o meno lungo. Ed è attorno a questa malinconia, attorno ad un diverso tipo di musicalità che vi propongo due brani che a volte uso nel mio spettacolo Mistero Salentino: una filastrocca e una poesia in dialetto sul maltempo con l'augurio che agli abitanti di New York sia risparmiato il peggio dall'uragano Irene in arrivo. Buon ascolto. Cliccate sul player per ascoltarli.

Le pettole, filastrocca cegliese

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Malitiempu, poesia in dialetto brindisino

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Ultima modifica il 18 agosto 2011 alle 18:45

Gatta dietro la rezza.
Gatta dietro la rezza.

Domani, sabato 13 agosto 2011, terrò il mio spettacolo Mistero Salentino alla terza edizione di Rezzica a San Vito dei Normanni (Brindisi). "Rezzica" è un neologismo che viene fuori dall'incrocio tra "rezza" e "pizzica". Per l'occasione ho voluto divertirmi a fare delle rime baciate, semplici semplici, che vi voglio proporre.

 

Nanti alla rezza
si mena la munnezza.
Nanti alla rezza
si senti la fezza.
Cretu alla rezza
stringi la pezza.
Cretu alla rezza s’è misa la iatta,
a ci n’invidia cu scatta.
Cretu alla rezza viti ma no si vistu,
viti puru li piachi di cristu.
La rezza si asa cu lu ientu,
e cu lu spramientu ca vali pi cientu.
La rezza ti sconni alli cristiani,
megghiu ci ti scunni cu li mani.
Ti nanti alla rezza no viti nienti,
comu ci apri la vocca e viti li tienti.
Ti la rezza trasi l’aria di daffori
e faci cchiù friscu ci sta faci l’amori.
La rezza no è comu alli uecchi
ca ci ti uardunu e muecchi.
La rezza eti n’opera d’arti,
ca sconni quiddi ca sciocunu a carti
La rezza è nu munnu scuru
ca ti sconni megghiu di nu muru.

La pizzica è nu ballu bellu,
è cchiù riccu di nu gioiellu.
La pizzica eti n’aria tesa tesa,
pesciu ti na femmna offesa.
La pizzica è nu ritmu ti tiauli,
ca ci ti pigghia so cauli.
La pizzica è na uardata ti uecchi,
e poi ti trasi ntrà li recchi.
La pizzica è na calata allu cori,
ti pigghia cchiù sai ti l’amori.
La pizzica ti nvicina e ti lluntana,
è sciroccu oppuru tramuntana.

La pizzica e la rezza
stannu alla stessa altezza:
né vasci né ierti
comu alli muerti
ca no si sapi ci stannu
ancielu, anterra o sotta nu scannu.
Ci stai cretu alla rezza è comu ci balli la taranta
e conquisti l’amori, ci no si sbanta.
Uardi l’amori tua e spettaculu no ni faci,
cussini forsi a iddu o a edda li piaci.
Na notti lu masculu e la femmna ca sta ballaunu
mentri lu cori si taunu
ti cretu a na rezza trasera
e l’amori fecira tutta la sera.
Ti tannu nascìu dda pizzica o da rezza,
no si sapi ce t’eti cu certezza,
ca Rezzica si chiama,
ca rizzica li carni a ci si ama.
Ncerti voti alla controra
ci ti sta zittu a quedd’ora
si asa nu picca di ientu chianu chianu
la sienti cantari cu lu cori a manu,
nu cantu d’amori e di paci
ca no capisci nienti ci no ti piaci.
La Rezzica è comu nu film western americanu,
ca pari ti sconni li uecchi e la manu,
e inveci toppu nu picca si asa
e viti tanta cristiani tutti fori di casa,
ca simbraunu ca erunu muerti, animi persi
e inveci essunu tutti comu fogghi sciersi.
Rezzica è femmina, è nu misteru
chiù cupu ti lu mieru.

La Rezzica a Santu Vitu è nata ieri,
allu paisi ti li volini allu barbieri.
allu paisi ti la vecchia ca cretu alla rezza stai,
e ca ti uardari no si stanca mai.
Ticunu ca custu è lu paisi ti li mulacchiuni,
ma li sanvitesi ca canoscu no so filu mucculuni.
Anzi mi sembrunu cristiani bueni e apierti,
la Rezzica è robba di cristiani ‘spierti.

L'appuntamento è per domani 13 agosto alle ore 21 nella piazzetta Mons. Passante (piazzetta dell'arciprete) a San Vito dei Normanni alle ore 21.

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Ultima modifica il 1 ottobre 2015 alle 15:34

Campagna.sanvito
Campagna.sanvito (Photo credit: Wikipedia)

Non c'è solo la pizzica ballerina e canterina. Esistono altre forme e tra queste la pizzica "triste e muta" che, a dispetto del suo nome, è un vero e proprio carnevale che si esprime con il teatro attraverso cunti e culacchi. Il mio spettacolo Mistero Salentino ne ha recuperati alcuni e di tanto in tanto li propongo al pubblico. Prossimo appuntamento il 13 agosto a San Vito dei Normanni.

Il morso della taranta a volte non riusciva ad essere curato attraverso le ispezioni musicali dei vari musicanti che venivano chiamati a casa dei pizzicati. A volte accadeva che la musica non fosse di alcun aiuto e addirittura i suonatori venissero invitati ad andarsene. E’ il caso, ad esempio, di Filomena, così come ce lo riferisce Ernesto De Martino in La terra del rimorso (Il Saggiatore), che “non era stata morsa da una taranta ‘ballerina’ o ‘canterina’ o ‘libertina’ e perciò non ballava, non si sentiva stimolata da canti gai, non si abbandonava a mimiche lascive: si trattava solo di una taranta ‘triste e muta’, che disdegnava il ritmo della tarantella e che induceva nella sua vittima una disposizione d’animo melanconica, al più esprimibile con una lamentazione funebre”.  Questo genere di tarantati non traevano alcun beneficio dalle tammorre e dagli altri strumenti musicali, non riuscivano a trovare il ritmo giusto e non si sentivano stimolati dai colori. De Martino dedica il terzo capitolo della sua ricerca ai casi di “simbolo non operante”. C’erano casi di tarantati che erano fuori tempo rispetto al ritmo della taranta, che gettavano via i nastri e gli stracci colorati, che gettavano via con stizza le immagini dei santi Pietro e Paolo. E’ il caso, ad esempio, di Michele, pescatore di diciotto anni di Nardò. Si trattava per lo più di casi maschili. Bisogna ricordare, tra l’altro, che il tarantismo non fu un fenomeno che riguardava solo le donne, visti i numerosi casi di tarantati maschi.

Il cattolicesimo ha cercato di incanalare questo fenomeno pagano come è accaduto in tanti altri casi. De Martino stesso assiste il 28 e il 29 giugno del 1959 a ciò che avviene nella cappella di San Paolo a Galatina con alcuni tarantati che si volle curare senza esorcismo musicale, coreutico, cromatico. Quel che l’equipe di ricercatori vede viene descritto in termini di “caleidoscopio in frantumi”: “inerti abbandoni al suolo, agitazioni psicomotorie incontrollate, atteggiamenti di depressione ansiosa, scatti di furore aggressivo, e ancora archi isterici, lenti spostamenti strisciando sul dorso” ecc. In simili occasioni alcuni tarantati agitavano i pugni contro il portone, contro le immagini sacre, salivano sui tabernacoli e si lasciavano andare ad atti di isteria. Altri pizzicati ancora davano vita a delle vere e proprie rappresentazioni sceniche. Siamo quindi nel carnevale delle società di anciéne regime, il carnevale del mondo alla rovescia. E’ in un contesto come questo che nascono i culacchi: “racconti satirici salentini, a volte di spirito anticlericale, che hanno origine nella notte dei tempi, e che ricordano tanti gli episodi dell’Aretino, del Rabelais o del Bandello” (quinta di copertina di Lu nanni orcu, raccolta curata da Alfredo Romano per Besa).

Cunti e culacchi dello spettacolo Mistero salentino, storie di santi, di matti e di gatti sono dunque espressione della pizzica “triste e muta”, segno di una taranta diversa, che trova solo nella narrazione orale la sua cura, la sua via di sfogo, quella verità che Marianna di Anguillara Sabazia, la nonna di Ascanio Celestini, o Mimina di Ceglie Messapica, mia nonna, o le altre nonne del salento conoscevano bene e raccontavano ad altre donne e ragazzini. Significativo che io tenga questo spettacolo a San Vito dei Normanni che è uno dei paesi dove si è affermata la tradizione dei barbieri violinisti e di tutto quel filone che viene chiamato "pizzica de core" nella quale è preponderante la parte musicale con gli strumenti a corda.  Nel feudo, dunque, di gruppi come quelli de La Taricata, che porta avanti questa tradizione musicale, mi permetto di portare una pizzica che non è né ballerina né canterina, ma satirica, carnascialesca, parlantina.

L'appuntamento con lo spettacolo Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti è per le ore 21 del 13 agosto 2011 in Largo Monsignor Passante (anche noto come piazzetta dell'Arciprete) a San Vito dei Normanni (Brindisi) in occasione della terza edizione di Rezzica, la festa della rezza e della pizzica. Lo spettacolo sarà intervallato dalle danze del gruppo Danzare d'Amore.

Per questo evento è disponibile il comunicato stampa.

Ultima modifica il 18 agosto 2011 alle 18:29

Giuseppe Vitale in Mistero Salentino.
Giuseppe Vitale in Mistero Salentino. Foto di Annamaria Papadia.

Ciucciu cacaturnisi, il ciucciu cacasoldi, è uno dei cunti più noti nella tradizione popolare salentina. Narra di un bambino molto piccolo che nella notte dei tempi aveva tante sorelle piccole anch'esse, la madre, ma che non aveva il padre. Quindi tanti erano gli stenti, tanta era la fame in questa famiglia. Il piccolo decise allora di andare per il mondo a cercar fortuna. Così facendo incontrò un vecchio al quale narrò la sua storia. Questo vecchio gli regalò un ciuccio cacasoldi, un asino, cioè, che a comando sapeva cagare tanti soldi d'oro e d'argento. Il bimbo non credette ai suoi occhi, ringraziò il vecchio, prese con sé l'asino pensando d aver finalmente fatto la fortuna sua e della sua famiglia. Ma stava arrivando la notte, era pericoloso per lui e il suo ciuccio, stare per strada, alla mercé dei briganti. Decise allora di farsi dare ospitalità in un convento. Il monaco chi li ospita però durante la notte sostituisce l'asino del ragazzino con un altro asino del convento che era uguale nell'aspetto ma che non aveva nessun potere di culo. Inizia così questo racconto popolare che prosegue con altre peripezie, ma che non manca di giungere al lieto fine.

Straordinario racconto perché i nonni di un tempo potessero tener buoni i loro nipoti, in realtà esso rivela una grande componente satirica anticlericale, come molti dei cunti e dei culacchi (racconti satirici più brevi del cunto) di tradizione popolare. Ma è anche metafora di tutte quelle piccole imprese memorabili che all'inizio stentano perché qualche disonesto approfitta dell'ingenuità e della bonarietà altrui, carpendo la fiducia dei malcapitati.

Per questi ed altri motivi ho deciso di inserire questo cunto all'interno dello spettacolo Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti. Ve lo propongo oggi in attesa di vedervi ospiti magari, miei cari frequentatori del blog, sabato 13 Agosto nella piazzetta dell'Arciprete (ironia della sorte) di San Vito dei Normanni (Brindisi) per la terza edizione di Rezzica, la festa della rezza (una stuoia che fa da tenda esterna alla casa) e della pizzica.

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Ultima modifica il 7 marzo 2017 alle 12:20

Giuseppe Vitale in Mistero Salentino
Mistero Salentino a Taranto (Taranto Lider)

La Festa dei Popoli 2011, importante manifestazione di solidarietà organizzata da Huipalas, è la festa dei popoli, non di un popolo, ma di tanti popoli e quindi non di una sola identità ma di tante identità che non restano da sole, isolate, ma che comunicano tra di loro,  che si trasformano, che diventano identità altre.  A Mesagne, dove farò tappa mercoledì 15 giugno 2011, inizierò il mio spettacolo con una fiaba che viene dall'America Latina in cui tre cacciatori perdono appunto la loro identità, persino la loro umanità. Poi però ne trovano una nuova, recuperando quanto di primordiale avevano, grazie all'aiuto degli altri. Voglio cominciare da essa perché è una storia sulle identità che si recuperano e che si trasformano. In questo ci si porta dietro la propria cultura, quella cultura popolare che in alcune parti del mondo è ancora viva, come accade in buona parte per la cultura salentina e in parte messapica ancora presenti nel sud della Puglia. E' su di essa che si basa quel Mistero Salentino che prende in prestito dal ben più noto Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame parte del titolo ma anche la formula dello spettacolo della coppia Fo-Rame: una serie di racconti orali, satirici, giullareschi che di volta in volta i due recitavano e recitano secondo una scaletta che poteva variare anche di molto da un'occasione all'altra.  E' quel che più o meno mi accade a secondo delle persone che incontro e del posto in cui vado.  Perché, alla fine, il teatro per me è celebrazione di un rito ogni volta diverso, nuovo, vivo.

Sono contento di aver aderito a questa bella iniziativa dell'associazione Huipalas così impegnata in progetti nel sud del mondo soprattutto a Korogocho, slum di Nairobi (Kenya), e che di recente ha acquisito la storica bottega del mondo di Mesagne che ben conosco e che non poco ha compiuto negli ultimi anni nel mondo del commercio equo e solidale. Spero che le storie che racconterò abbiano lo stesso profumo di bellezza dei prodotti di quella bottega.