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C'è sempre un libro che ti salva dalla disperazione, dalle scelte violente. Marco Baliani ha preferito leggere il Moby Dick e non passare alla lotta armata. Così oggi abbiamo un ex terrorista in meno e un attore e regista in più. D'altronde chi legge il capolavoro di Melville impara a vivere e raccontare il proprio rapporto con la ferita, con la piaga profonda della propria vita, come mi ha insegnato Enzo Toma quando ho collaborato alla messa in scena del Moby Dick di Francesco Niccolini. La ricerca di Achab, forsennata, altri non è se non la ricerca di qualcosa che giace dentro di noi e che non è facile trovare. Così come semplice non è trovare la risposta che dà a una tua domanda una città della quale non godiamo le sette o e settantasette meraviglie come scrive Italo Calvino e Le città invisibili. Proprio questo testo è un po' la mia Bibbia come il Moby Dick per Baliani. Quando ho bisogno di pace mi siedo in compagnia di Marco Polo e del Gran Kahn che non si capisce se si siedettero molti secoli addietro o se sono in realtà seduti insieme da sempre o se ognuno sta immerso nei suoi guai e immagina di stare in compagnia dell'altro. Questo proprio non lo so e alla fine poco m'importa. Quel che davvero m'interessa è l'erranza, come mi ha insegnato mia mamma.

Quale libro è la vostra bibbia?

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Pena Palace - Palácio da Pena - Sintra, Portugal
Pena Palace - Palácio da Pena - Sintra, Portugal (starrynight1)

Ad ogni cambio d'anno qualcosa del vecchio anno viene gettato via come simbolo del passaggio, come rito per propiziare buone novità nel nuovo anno. Anche a livello intellettivo tendiamo a mettere da parte ansie, angosce, preoccupazioni dell'anno appena passato per accrescere in noi l'apertura mentale, psicologica a ciò che di buono vogliamo che accada. Purtuttavia portiamo con noi molte cose dei 12 mesi appena trascorsi. In fondo il capodanno è solo una data nella quale facciamo dei buoni propositi anche per migliorare noi stessi e la nostra vita. In questa operazione credo sia utile ed importante considerare che cosa di buono ci ha lasciato in eredità il lasso di tempo che ci mettiamo alle spalle. Perciò la domanda che oggi, 2 gennaio 2012, mi sono posto è: che cosa mi ha lasciato in eredità il 2011? Ve ne parlo non tanto per il narcisistico gusto di raccontarsi ma per aiutare chi ha condiviso con me qualche pezzo di strada o chi vorrà farlo in questo 2012. Voglio permettere a tutti costoro, infatti, di individuare le cose belle fatte insieme in modo da farne di migliori nel corso dei prossimi 12 mesi.

...continua a leggere "L’eredità del 2011"

Ultima modifica il 27 agosto 2018 alle 14:00

moby dick
Moby Dick
by Faefae529.

Il 30 agosto 2011, il Moby Dick di Francesco Niccolini approda alla riserva naturalistica di Torre Guaceto. Ho già parlato in un post di questo nuovo spettacolo teatrale con la regia di un maestro come Enzo Toma, analizzando soprattutto la figura di Achab, il capitano della baleniera Pequod, facendo un parallelo tra il romanzo di Herman Melville (a cui si è ispirato l'autore dello spettacolo) e il poema teatrale di Niccolini. Qui voglio invece presentarvi il suo doppio, colui senza il quale lo stesso Achab non sarebbe, il capodoglio, altrimenti noto come il leviatano. Il leviatano è un mostro marino leggendario di cui parla Giobbe nell'Antico Testamento. Io però questa terribile balena bianca che ha masticato, strappato, divorato, schiacciato la gamba del capitano voglio presentarvela con le battute che Niccolini ha scritto nel suo "concerto in forma di via crucis" citandovi l'intera seconda stazione. Buona lettura.

STARBUCK Il capodoglio è l'essere più grande della terra
la più terribile di tutte le balene
maestosa nell'aspetto
la più preziosa per i commerci
la sola creatura dalla quale si può ottenere
spermaceti
DONNA spermaceti IN INGLESE
STARBUCK olio unguento e medicamento senza pari
più prezioso dell'oro
più raro del diamante
più sacro della pechblenda.
ISMAELE Enorme la testa
minuscolo il suo occhio.
STARBUCK Data la collocazione laterale delle pupille
il capodoglio nulla può vedere chi gli stia di fronte
non più di chi si metta alle sue spalle.
ISMAELE Forse per questo non è un pesce socievole.
Odia le balene
DONNA come certi uomini odiano gli uomini
ISMAELE schivo e solitario, inaspettatamente emerge
dalle acque più remote e cupe
con l'alto sfiato, misantropo e diritto.
STARBUCK Nessun bastimento è tanto veloce da inseguirlo
e nessun uomo, nessuno.
Fu
dal Signore
dotato di velocità e potenza
inarrivabili:
Caino
inafferrabile
della sua stirpe.
ISMAELE E di lei
cosa potete dirmi di lei signore?
STARBUCK Di chi, marinaio, della balena bianca?
Dicono che sia ubiqua
che tu la possa incontrare
a opposte latitudini e nello stesso istante.
Dicono che sia immortale:
per quanto i suoi fianchi siano martoriati
da selve di lance
il suo spruzzo continua ad alzarsi imperioso
nei quattro oceani del globo.
Eppure non è la grandezza
non è la forza
non è la resistenza
a renderla spaventosa
ma la malvagità:
non è un animale
non è una bestia feroce
essa è il male in persona
e del male ha tutto l'immenso potere.

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Ultima modifica il 8 settembre 2017 alle 16:42

Prove del Moby Dick.
Luisa Barrucchieri, Giancarlo Luce, Totò Onnis e Giancarlo Pagliara (dietro) durante le prove del Moby Dick.

Oggi, 28 giugno 2011, ci sarà la prova aperta del Moby Dick al Teatro Comunale di Torre Santa Susanna alle ore 19:  si tratta della nuova produzione di Maccabeteatro per la regia di Enzo Toma.

Sono stato un po' alle prove per cercare di dare una mano, la qualifica era di assistente ala regia anche se alcuni impegni dell'ultimo minuto mi hanno un po' distolto. Voglio estendere ai lettori del blog alcune  considerazioni maturate osservando la genesi e l'evolversi del lavoro fino a questo punto.

Per il capitano Achab, secondo Melville, Moby Dick è un muro.

Come farebbe a evadere un carcerato, se non avventurandosi fuori attraverso il muro? Per me, la balena bianca è quel muro sospintomi vicino

fa dire Melville ad Achab nel trentaseiesimo capitolo del romanzo (cito dalla traduzione di Pina Sergi per la BUR). E' come se egli si trovasse murato dentro una stanza dalla quale per evadere l'unica alternativa è abbatterlo il muro. Si sente imprigionato sul Pequod, la baleniera, nonostante si trovi sulla vastità del mare. La sua vera malattia è la claustrofobia, l'aria che gli manca visto che il muro lo schiaccia. Questo Achab è un prigioniero che nulla al mondo desidera più della libertà. E' uno dei fuggiaschi di Berlino Est attraverso l'unica possibilità che aveva: il muro di Berlino appunto. E poco importa se per raggiungere l'altra parte del muro rischiava di finire cadavere sotto le mitragliate dei soldati di guardia. E poco importa anche se al di là del muro non ci fosse niente.  Infatti Achab dice:

Penso a volte che non ci sia niente al di là. Ma per me basta così. Mi dà da fare; mi riempie tutto; scorgo in essa una forza oltraggiosa, cui una malizia imperscrutabile dà nerbo.

Questo sventurato capitano cacciatore è un po' come un recluso in un campo di concentramento. E' disposto a sacrificare la sua vita per evadere. E' uno dei tanti prigionieri disperati del mondo delle più disumane architetture che qua e là troviamo come il quartiere Zen a Palermo o il Paolo VI di un decennio fa a Taranto. Questo romanzo diventa allora la parabola delle evasioni e capiamo che la follia è in realtà la più sana e matura delle passioni: la libertà.

Achab per Melville è un capo "forte, sostenuto, arcano". Nonostante la menomazione della gamba "strappata, divorata, masticata, schiacciata" dalla balena e sostituita dalla protesi in avorio. Gli ufficiali non solo sono subordinati me egli è il loro sovrano e ha potere di vita e di morte su di loro.

Per Enzo Toma Moby Dick è la ferita ancora aperta e persino putrescente, con cui l'artista si relaziona, ma anche una sorta di mistero più o meno nascosto al pubblico. Come tale la ferita mette l'attore al riparo di se stesso e tutte le derive di autocompiacimento: è un grande sostegno attorale per non perdere il rapporto con l'autenticità. E' quel limite che si è costretti ad oltrepassare e nel farlo scatta quel sentimento di emulazione che ci rende interessante questo o quell'attore.

Prove del Moby Dick.
Enzo Toma e Giancarlo Luce (disteso) durante le prove del Moby Dick.

Per Toma Moby Dick è l'altra faccia di Achab. Tutti e due sono un unico mostro dalle due facce: è quel Giano il cui intimo segreto non è questa o quella delle due facce ma il passaggio, la soglia.  Si può affermare che nel suo spettacolo Achab è Enzo Toma stesso perché mi risulta evidente che ha consegnato a questo personaggio un gran pezzo del suo vissuto. Mentre gli ufficiali di bordo  sono i bastoni del capitano, tanto è vero che spesso lo sorreggono. Sono i sacerdoti di rango inferiore rispetto al papa, a quel pontefice re che battezza non in nome del padre ma nel nome dei diavoli. Achab è il capo degli stregoni rispetto al quale gli altri sono degli accoliti, degli apprendisti. E' Faust.

Questo spettacolo è un viaggio nella parte tenera della ferita e fa il paio con l'altro viaggio nella morte appena compiuto dal regista conversanese con il suo Macbeth che ha debuttato lo scorso aprile. In questo spettacolo gli attori non agiscono ma semmai conducono secondo l'etimologia di attore da agere che tanto piaceva a Carmelo Bene. Sono i traghettatori verso la morte, versione più nobile dei becchini. Fossimo in un film western sarebbero dei pistoleri accanto alla fossa già scavata, pronta per l'uso.

In comune tra Melville e Toma c'è che Achab non è senza la balena, sono imprescindibili i due, c'è un binomio inseparabile. L'altro elemento che li accomuna è la lucida follia di Achab. Tra i due il mediatore è quel Francesco Niccolini autore di questo poema del mare e della mia anima immortale ma anche di questo concerto in forma di via crucis per voci corpi avori legni ramponi e luci. Alla fine è una festa, non importa che siamo davanti a una bara, quasi come quella cumpagnia 'e merda di Più leggero di un suspir, scritto sempre da Niccolini e che Toma ha ripreso in questo periodo dopo una messa in scena con attori campani, che tiene in scena per tutto il tempo il cadavere del signor Cliff, al mondo meglio noto come 'a Reggina. Curioso che il cadavere e il sottostante baule siano bianchi come anche il tappeto sottostante e le quinte, almeno nell'originaria scenografia. E' come sottolineare il colore bianco della morte, lo stesso del capodoglio di Melville.

Gli ufficiali sono coloro che devono aiutare Achab ad evadere e in fondo lui non chiede molto a loro, come quando ad esempio il capitano chiede al primo ufficiale Starbuck:

E di che si tratta poi? Pensaci. Soltanto di aiutare a colpire una pinna: niente di straordinario, per Starbuck. Che altro c'è? Da questa misera caccia, dunque, la miglior lancia di Nantucket non si trarrà certo indietro quando già l'ultimo marinaio stringe in pugno la cote?

Se però Achab un po' rinuncia agli attributi del potere, anzi mostra con chiarezza la sua gamba malferma, ferita, offesa e qualche volta si lascia andare quasi al pianto non siamo più in presenza di un capo visto che il suo ufficiale e la donna che sono in scena lo sorreggono, lo consolano. Il rischio è quello di una riduzione ad uno stesso corpo molle, che può essere il ventre del capodoglio o la propria pancia, ognuno scelga. Mancherebbero così i ramponi che scendono giù per la gola della balena viva. Ma gli ufficiali non possono essere di status più alto. Sarebbe opportuno che abbassassero allora il loro status rispetto ad Achab, per ritornare ad una verticalità che farebbe senz'altro bene alla scena che sia nel romanzo sia nel poema di Niccolini si conservano.

Lo spettacolo dopo la prova aperta di oggi debutterà al festival di Castel dei Mondi il 3 settembre. Interpreti ne sono Totò Onnis, Giancarlo Luce, Elisa Barucchieri. Le musiche sono di Giancarlo Pagliara. L'altro assistente alla regia è Francesco Ocelli. Della sua distribuzione si occupa, invece, Francesca Vetrano.