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giuseppe_giullareIl 18 agosto torna Mistero Salentino, il mio spettacolo di storie di santi, di matti e di gatti al Fuorirotta di Campomarino di Maruggio. Sono sempre contento ogni volta che le racconto perché sono vive, godono di una forza, queste storie, che si rinnova in ogni occasione. Questo dipende dal fatto che si tratta di cunti e culacchi appartenenti alla nostra tradizione che si sono tramandate di bocca in bocca, di orecchio in orecchio, di corpo in corpo. Alcune di esse me le raccontava mia nonna Mimina, altre come Guerin Meschino e Recchi di ciucciu le devo a degli amici che a loro volta ne sono eredi, altre ancora le ho trovate su pubblicazioni online o in libreria. Magari sono state dimenticate, magari non si conoscono più e allora grande è la mia responsabilità nel ridare loro la possibilità di far parte ancora del nostro quotidiano, in un'epoca in cui ben altri divertimenti ci intrattengono. Esse però continuano a divertirci in un modo ignoto ai più. Il segreto sta nei suoni, spesso onomatopeici, di cui sono fatte. Non appena iniziano a propagarsi sotto forma di parole appartenenti ai dialetti dell'alto salento tanta è la meraviglia di grandi e piccini che non si aspettano di essere coinvolti in un concerto vero e proprio, anche se non c'è musica. Qualcosa di analogo succedeva ai tarantati che non riuscivano ad essere curati dai musicisti, che non trovavano il ritmo. La loro cura consisteva nelle tiritere, nei culacchi e nei cunti veri e propri che facevano nella cappella di Santu Paulu a Galatina.

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Ultima modifica il 11 settembre 2015 alle 15:31

Benedetta Ognissanto
Mia mamma nel 1978, in attesa di mio fratello.

"Io voglio vivere per mio figlio Giuseppe" esclamò mia mamma, piangendo, non appena l'oncologa le comunicò che il tumore, operato mesi prima, era tornato a minacciare, con le metastasi, la sua vita. Oggi, che sarebbe stato il suo sessantottesimo compleanno, avrebbe voluto essere ancora con noi, occupandosi di me, della sua famiglia, della tomba di mio fratello scomparso diciassette anni fa, delle sue amiche, delle persone a cui faceva del bene. Si chiedeva sempre se avrebbe re-incontrato suo figlio, sua mamma, sua nonna e tutte le persone a cui voleva bene e non c'erano più. Anzi, a dire il vero ne era certa. Mia mamma aveva una molta fede e pregava ogni giorno, o quasi.

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Copia di letturaMese di relazioni, di ricordi, di preghiere questo di Novembre in cui commemoriamo le persone che non sono più tra noi. Per me al lungo elenco delle visite al cimitero quest'anno si aggiunge mia madre, che purtroppo l'undici settembre scorso ci ha dovuto lasciare, suo malgrado. Lei che diciassette anni or sono aveva perso un figlio, mio fratello, per un incidente stradale. E che ogni giorno ricordava e cercava nei suoi pensieri, nei suoi desideri, nelle sue azioni. Aveva molte domande sulla vita dopo la morte mia mamma Benedetta e nel tempo ha nutrito così tanto la sua fede che è andata via convinta di poter riabbracciare il suo prediletto Mimmo, sua mamma, sua nonna, tutti i suoi cari defunti. Sebbene volesse riabbracciarli un po' più in là.

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Ultima modifica il 2 gennaio 2017 alle 20:24

la prima foto di Gheddafi morto
La prima foto di Gheddafi morto realizzata da Philippe Desmazes e distribuita da AFP.

Questa qui sopra è la prima foto diffusa della cattura di Gheddafi pochi momenti prima della sua morte. Autore ne è Philippe Desmazes ed è stata distribuita da Agence France Press, agenzia di stampa. L'immagine sembra essere stata scattata da una fotocamera o da una videocamera, mi sembra che si possa escludere il cellulare come in qualche twit ho letto. È ciò che sostiene anche Il Corriere della Sera. La sua autenticità è confermata dai ribelli che oggi hanno liberato Sirte, riferisce il sito de L'unità. Su il post.it potete trovare la cronaca minuto per minuto di quanto sta accadendo. Al momento è attesa la conferenza stampa del presidente del CNT Mustafa Abdel Jalil.

Su Youtube al Jazeera ha diffuso anche questo video in cui si vede il cadavere di Gheddafi trascinato per terra.

Da questo video è stato tratto questo altro scatto che vi propongo.

Foto di Aljazeera del cadavere di Gheddafi.
Foto di Aljazeera del cadavere di Gheddafi.

Sono immagini che stanno passando alla storia dopo i 42 anni di dittatura dell'ormai ex dittatore libico. "Sic transit gloria mundi" avrebbe commentato a caldo Silvio Berlusconi la notizia. È un'espressione simile a "mala tempora currunt" e suona come denuncia di quanto stiamo cadendo in basso. Le immagini di Gheddafi morto o morente richiamano molte altre immagini simili e aprono grandi interrogativi.

Il primo pensiero va a Osama Bin Laden, la cui immagine da cadavere è risultata essere un fake. Dopo di lui ci sono le immagini del ritrovamento e dell'uccisione di Saddam Hussein sulla cui esecuzione ci sono diversi dubbi. Ma il pensiero va anche a due esecuzioni, due cadaveri eccellenti della storia del nostro paese: Aldo Moro e Benito Mussolini. Un terrorista, tre dittatori e uno statista: è questo dunque il gruppo di cadaveri legati da una sorte per certi versi simile ma soprattutto dalla necessità di diffonderne le immagini del cadavere con quasi morbosa ansia. Nel caso di Aldo Moro ci fu una vera e propria guerriglia semiologica portata avanti dai brigatisti già a partire dalle immagini di Moro rapito. Corpi violati, massacrati e da mostrare quindi alla folla, da trascinare come nel caso di Gheddafi o da sputare e calpestare come nel caso di Mussolini. La personalizzazione del potere passa per il corpo di chi lo incarna, un processo questo cominciato dal Re Sole e che passa ora per il corpo di Silvio Berlusconi su cui il medico personale Scapagnini ha intessuto la leggenda di una longevità che lo vorrebbe in vita fino al centocinquantesimo anno di vita e alla quale lo spesso premier alle volte fa riferimento. Non si tratta, si badi bene, di menate da buontemponi, ma dietro c'è un disegno culturale e politico.

Oggi una delle icone del Novecento, insieme a Giovanni Paolo II a John Kennedy e a pochi altri, è stata ridotta al più basso rango, è stato accostato alle fogne in cui, con un capolavoro di paradossale simbolismo, Gheddafi si era rifugiato prima di essere ucciso. Ancora una volta il cadavere di un potente fa da spartiacque tra un prima e un dopo e il mentre è segnato dalla rabbia di chi fa vilipendio del cadavere e di chi invoca, giustamente, civiltà.

Aggiornamento delle 23 e 21. Invito a guardare la bella galleria su La Repubblica Quando muore un dittatore. Ben nutrita anche la galleria dei video sul cadavere di Gheddafi. In particolare raccomando il commento di Francesco Merlo: questa faccia è un rimprovero ai vivi.

Aggiornamento delle 23 e 52. Pare che la prima foto, quella diffusa da AFP, sia una foto manipolata. Di sicuro c'è un'altra foto falsa che è circolata.

Ultima modifica il 8 agosto 2012 alle 17:54

Teschio dell'Amleto sul cadavere di Cliff, in Più leggero di un suspir
Teschio dell'Amleto sul cadavere di Cliff, in Più leggero di un suspir.

Si chiude martedì 19 luglio la trilogia dei viaggi attorno alla morte iniziata con il Macbeth, proseguita con il Moby Dick e che si conclude con lo spettacolo comico Più leggero di un suspir. A partire dalla fine dell'inverno fino ad ora ho avuto la possibilità di lavorare come attore in due spettacoli e come assistente alla regia in un terzo lavoro ancora in fieri come il Moby Dick. Tutti e tre con la regia di Enzo Toma il quale non ha fatto mistero di dire che per lui questi tre spettacoli sono un viaggio nell'Ade. Con il Macbeth, che ha debuttato il 29 aprile a Torre Santa Susanna, questo viaggio è iniziato a partire dall'insostenibilità del peso del potere di cui  Macbeth stesso è testimone fisico e che non si può concludere che nella morte prima della lady e poi di lui. Nel Moby Dick, che debutterà al Festival Castel dei mondi di Castel del Monte il 3 settembre 2011, è Achab che alla prigionia in cui è costretto dal capodoglio preferisce quella libertà che può voler dire la sua fine. Più leggero di un suspir, poi, si apre con il funerale di uno degli attori della compagnia che a quel punto danno vita a un alternarsi di personaggi e di morti all'interno delle opere di William Shakespeare:  La Tempesta, Antonio e Cleopatra, Otello, Riccardo III, Sogno di una notte di mezza estate, Romeo e Giulietta, Amleto. Gli attori, però, come i clown, si ostinano a non morire, a fare della loro morte un pretesto per rimanere in scena il più possibile. Si tratta, quindi, di una tragedia “perché tutti muoiono, e pure piena di lacrime”, ma si tratta però delle lacrime “più allegre che mai occhio umano poté versare”.

Giuseppe Vitale
Questo sono io nei panni di Trinculo.
Essi danno vita allo spettacolo teatrale dal titolo scritto da Francesco Niccolini per la regia di Enzo Toma in scena martedì 19 Aprile 2011 alle ore 21 e 30 presso l’ex-Fadda sulla via per Brindisi a San Vito dei Normanni. Gli attori sono Francesco Ocelli, Yuma Longo, Tina Di Santo, Gionata Atzori, oltre a me. C'è anche l'amichevole partecipazione come capocomico di Cesare Pasimeni. L’ingresso è gratuito. Lo spettacolo è il saggio conclusivo del corso di teatro tenuto da Enzo Toma e Francesco D'Agnano durante la stagione 2010-2011 presso il teatro Melacca di San Vito all’interno del progetto Teatri Abitati del Teatro Pubblico Pugliese.  Per informazioni si può contattare Yuma Longo via email all’indirizzo [email protected] oppure via telefono al numero 349 3336102.
Zulietta
Zulietta (Yuma Longo) e il grazioso serpente del Nilo.

E' uno spettacolo di "sangue, parole e amore, nell'ordine che volete" come dice il capocomico prima della scena madre di Chiappa-Giulietta e Trinculo-Romeo.  E' la ragione stessa per cui gli attori mettono in scena ciò che di più importante possono giocarsi: le loro morti. E a questo credono in profondità, danno il meglio della loro cialtronesca arte. Non si avvedono di essere dei servi, degli zanni, che vogliono recitare le parti dei giovani, con tutto il corredo di rozzezza che diventa a tratti poetica in questo sforzo e alla fine anche complice con il pubblico. Più leggero di un suspir è allora uno spettacolo leggero, un niente, uno zero, qualcosa che rischia di volar via al primo soffio di vento martedì sera. Perché andarlo a vedere allora? Perché per fortuna resta ben ancorato al baule su cui è disteso il cadavere del sig. Cliff che con tutta la sua pesantezza non ci fa compiere il folle volo dell'Ulisse di Dante il quale non ebbe freni. Noi il freno ce l'abbiamo ed è la paziente e visionaria regia di Enzo Toma. Perché un attore anela alla libertà, forse il suo destino è di non arrivarci mai o forse la trova nelle tensioni del suo corpo, nella sua distensione, nelle sue lacerazioni sempre vere ma sempre controllate perché domani "a grande richiesta" si replica e bisogna restare in forma per farlo.