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Le migliori ragioni per partecipare alla cena-spettacolo

L'appuntamento

Si preannuncia come un appuntamento di sicuro successo, di grande apprezzamento e che sta destando molte aspettative nella cittadina dove si svolgerà: Oria, perla del Salento con i suoi colli, il suo castello, la cattedrale e tanto altro ancora. Sto parlando della Serata Home Theatre & Restaurant che si svolgerà sabato 1 dicembre 2018 alle ore 20. Si tratta, in parte, di una cena preparata da una homer, dalla proprietaria di casa che accoglierà, intrattenerà e servirà gli ospiti assieme alla sua mini-squadra. Il menu lo potete leggere nel precedente post sull'argomento. Per l'altra parte c'è uno spettacolo riservato ai pochi, intimi, partecipanti che condivideranno con noi questo particolare e prezioso momento. Infatti ci sarà un mio show teatrale, di teatro a domicilio possiamo dire, e l'accompagnamento musicale del maestro Paolo Carone (pianoforte e voce).  Penso di far cosa molto gradita a chi ci sta chiedendo informazioni e ulteriori dettagli se pubblico qui di seguito i cinque principali motivi per partecipare, per stare con noi e vivere una serata unica nel suo genere. ...continua a leggere "Serata Home Theatre & Restaurant: cinque importanti motivi per esserci"

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Yola

Oggi, sette ottobre, è il compleanno di chi ha iniziato a suonare la salsa, la rumba e altri ritmi latini in una vita come la mia fino a prima rimasta al di qua dell'oceano atlantico. È meno di un anno che sono sposato con Yola, la mia moglie cubana, ma già tanti sono gli strumenti che si sono aggiunti all'orchestra che sta suonando, dal vivo, la colonna sonora del nostro film. Io oggi ve ne voglio nominare dieci, così da poterle dire insieme a voi dieci volte buon compleanno.

...continua a leggere "Dieci volte buon compleanno Yola"

2

Giuseppe Vitale -  bidello
Giuseppe Vitale nei panni del bidello Mario Carrisi nella serie tv Tutta la musica del cuore.

Si annuncia come un grande appuntamento soprattutto con la musica quello con la serie tv Tutta la musica del cuore in onda da domenica 3 febbraio su Rai Uno in prima serata. La musica in questione è per lo più quella classica che i bravi musicisti e attori eseguono all'interno del conservatorio, al centro delle vicende che si dipanano nelle sei puntate. Per l'occasione Paolo Vivaldi, autore delle musiche, ha scelto come tema conduttore una sonata di Bach che ben si sposa con le atmosfere suggerite da immagini e situazioni nelle quali la questione generale della corruzione nella scuola è declinata con leggerezza. Intorno alla musica ruotano dunque i buoni e i cattivi di questa storia. I primi sono capitanati dal boss Francesco Santopirro (Fabrizio Traversa) e dal suo protetto, il direttore Marra (Antonio Stornaiolo). I secondi dall'ispettrice inviata dal ministero (Francesca Cavallin) e dal maestro concertatore (Johannes Brandrup).

...continua a leggere "La musica silenziosa del bidello Carrisi"

Ultima modifica il 17 ottobre 2015 alle 14:12

art deco bar and cars di roberthuffstutter

Raccontarsi un po'... non è che ti chiedo tanto.  Un po' di curiosità e qualche sorriso melanconico. Un thé con qualche spezia, la sera che scivola via, il bar semivuoto. Ricordi di quando eri bambina, mezze parole, evocazioni, occhi che brillano. Racconti tra Santa Maria Maggiore e via Merulana. Il tuo pasticcino che diventa lo gnommero, la vita che gli si attorciglia attorno, che mostra la sua saporita giugulare a noi due vampiri avidi di significati, tra Almost Blue e Frank Sinatra. In mezzo sai potrebbe esserci il giallo di Kandinsky, ai tempi del cavaliere blu.  Diventare un po' amniotici, liquefarci nella nostra dimensione così privata eppure così mondana, così monade. Possiamo passare la notte tra Giacarta e San Francisco passando per Napoli. Tutto quel che ti chiedo è la tenerezza di un solfeggio, di un'atmosfera come nei film di Francesco Nuti. Che mi dici cosa hai fatto a scuola, perché il tramonto ti ha sorpresa ancora...

Raccontarsi un po', che cos'è in fin dei conti? Un momento di scambi, teneri, accennati, mentre si fa sera. Poter essere deposto nel sepolcro con il più morbido dei lini. Raccontarsi un po' è morire, abbandonarsi al capolavoro caravaggesco del disfarsi, è arte. Ti prego Giuditta mozzami la testa all'altezza della giugulare, fa' scorrere abbondante il mio sangue che chiede di andare per il mondo, tra Giava e Los Angeles, passando per Napoli.  Conoscere il tuo pensiero sul riscatto della donna... volevi scriverci dei libri un tempo e forse sei ancora in tempo. Raccontarsi un po' è amarsi già un po'. Cioè non ami solo me, se ancora o se di nuovo ti va, ma ami te che già poco ti sei amata nella tua vita.

Raccontarsi un po' è ritmare i movimenti dei camerieri, della macchina del caffé delle tazzine che sbattono sul banco. E' dare brio ai nostri amplessi, è lasciarsi pizzicare in mezzo alle gambe ma imparare a dirlo con gli occhi. Raccontarsi un po' è un thé per due, è un twist, è un ballo americano, è guardare la gente fuori colta dalla pioggia e impacciata nell'arprire gli ombrelli. Presto laggiù soffia, Moby Dick sfiata, ci chiama alla caccia. Sarà il nostro sfacelo. Ma non è così che finisce anche L'Infinito? Raccontarsi un po' è buttarsi nel mare di Baudelaire. E' divorare tutta la voluttà di Modigliani. Poi, dopo, la luna farà capolino. Ce l'hai ancora quella splendida voce blues un po' consumata? Che aspetti a cantarmi Tea for two?

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Ultima modifica il 12 gennaio 2017 alle 11:01

la forza del destino
La forza del destino. Fotografia di Annais Ferreira.

Nuovi uomini arrivarono da altri paesi, avendo avuto un sogno come il loro, e nella città di Zobeide riconoscevano qualcosa delle vie del sogno, e cambiavano di posto a porticati e scale perché somigliassero di più al cammino della donna inseguita (nel sogno n.d.a.) e perché nel punto in cui era sparita non le restasse via di scampo.

Zobeide è una trappola conclude Italo Calvino, ne Le città invisibili, una brutta città, perché non tiene conto della libertà della donna sognata.  Stamattina ho parlato con un'amica che mi ricorda Zobeide perché ritiene che la sua condizione sia senza scampo. Lei ha un sogno e ha talento per realizzare quel sogno. Solo che ha bisogno di studiare ma non può, mi ha detto, perché non ha soldi. Così vuole rinunciare a farlo. Non c'è alternativa, mi ha fatto capire.

Questo mi permette di introdurre la prima di tre malattie relative allo status quo, lo stato delle cose, di cui vorrei parlarvi. Sono tre malattie che impediscono il cambiamento, quando è necessario, e perciò ci tengono nella prigione che noi stessi ci creiamo. La prima di queste malattie si chiama fatalismo. I fatalisti credono, infatti, che lo stato delle cose non si possa cambiare, che esiste un destino al quale non ci si può sottrarre, che il fato abbia deciso già tutto per noi, sin dalla nascita. Insomma è così e basta. E non c'è modo perché non sia così. Il discorso non ammetterebbe di proseguire.

E' come se uno avesse iniziato a bere perché il primo bicchiere ha reso ineluttabili gli altri bicchieri. E adesso è troppo tardi per smettere. Bisognava pensarci prima.

Quello che ci cagionarono Dio, mondo, destino, natura, cromosomi e ormoni, società, genitori, parenti, polizia, insegnanti, medici, capi o soprattutto amici, è talmente grave che la minima insinuazione circa il poter fare qualcosa contro tale condizione è già di per sé un'offesa.

Così scrive Paul Watzlawick in Istruzioni per rendersi infelici (Feltrinelli). Parla di un aspirante all'infelicità che fa di tutto per raggiungere la massima infelicità. Costui per riuscirci può rendere persino responsabile il passato del bene ricevuto. Infatti potremmo dire: maledetti genitori che ci hanno insegnato a mangiare tre volte al giorno, maledetti i nostri nonni che combatterono per la libertà e così via.

Ma davvero il passato è responsabile di tutto? Davvero non c'è rimedio? Davvero non posso cambiare lo status quo? In materia di sogni e desideri voglio riportarvi un'argomentazione di Aristotele: se il futuro fosse predeterminato tutti i nostri desideri e comportamenti sarebbero privi di senso. Se non possiamo cambiare la nostra condizione, che sogniamo, che progettiamo a fare qualcosa? Perché c'è in noi il desiderio di fare il cantante, lo scrittore, l'attore se non fosse possibile diventarlo? Oppure Dio è così sadico che ci tortura con desideri irrealizzabili?

La mia amica parlava di mancanza di fondi, di soldi per formarsi ed essere in grado di realizzare la sua ambizione. Ora la domanda è: quanti soldi sono necessari? Ma poi servono davvero? Quante volte le carriere di tanti artisti si sono realizzate partendo da una condizione di povertà, di indigenza? Chissà, ad esempio, quanta povertà avranno conosciuto tanti cantanti blues neri americani, magari hanno iniziato e finito nella povertà. Serve proprio ricordare che i soldi sono un mezzo e non un fine? Comunque diciamo che una certa somma è necessaria e che questa somma non sempre si riesce a mettere da parte con un onesto lavoro. Di recente ho conosciuto un'artista molto interessante, di quelle che le case discografiche all'inizio non prendono in considerazione, perché ha superato la quarantina. Ebbene questa donna, Evy Arnesano, è riuscita ad auto-prodursi un album da sola ed è approdata anche in televisione ospite di Serena Dandini.

Ad ogni modo l'internet mette a disposizione anche tante possibilità per chi vuole iniziare una carriera artistica e trovare i fondi per farlo. Voglio citare in proposito il crowd funding che è un processo collaborativo attraverso il quale chi ha delle idee valide, dei progetti può richiedere a dei piccoli finanziatori la possibilità di realizzare qualcosa. La comunità più promettente a questo proposito mi pare essere quella di Eppela, dove chi vuole realizzare un fumetto, chi ha un progetto sui libri, chi vuole realizzare una nuova collezione di T-shirt e così via può trovare i suoi finanziatori.

Appuntamento a domani con la seconda delle tre malattie. Intanto, ditemi, vi è mai capitato di diventare vittime o di vedere altre persone cadere sotto la scure del fatalismo? Fatemelo sapere nei commenti.

Ultima modifica il 30 marzo 2013 alle 16:09

La sposa occidentale
La sposa occidentale (Photo credit: Wikipedia)

Con oggi, 9 settembre 2011, sono 13 anni che Lucio Battisti ci ha lasciati. Morì, infatti, il 9 settembre del 1998. Voglio ricordarlo con una delle più note canzoni nate dalla sua collaborazione con Pasquale Panella, La sposa occidentale che dà il titolo a un album dell'ottobre del 1990. Fa parte di quei "dischi bianchi" bistrattati dai suoi primi fan.

La sposa occidentale, è un lavoro criptico, come tutti gli altri di Panella. Richiede ripetuti ascolti per assaporarne i segreti, ma dopo esserne venuti in possesso sarà difficile che ve ne liberiate.

Così scrive Fabrizio Pucci in una sua recensione. Io l'ho riascoltato più volte questo brano e devo dire che è piuttosto divertente, parla dell'amore alieno da sentimentalismi, romanticherie, sdolcinatezze, con tanta ironia ed essenzialità. E mi fa immaginare questo grande e coraggioso artista che fu Battisti così avanti nei gusti, nella mentalità, nella pratica della musica che in tanti non capirono i suoi ultimi album. Buon ascolto.

Non dobbiamo avere pazienza, ma
accampare pretese intorno a noi
come in un assedio, ed essere aggrediti
dalle voglie più voluminose:
un fiore, che è un fiore,
io non te l'ho mai portato
vuoi improvvisato, vuoi confezionato, ma
trasferisco da te tutti i fiorai,
è più facile a dirsi,
e infatti te lo dico.
Ti piacciono i dolci
ed io sul tuo terrazzo impianto
un'impastatrice industriale
che mescola e sciorina la crema per le scale.
Se tu ti vesti, io sul tuo balcone
faccio calare in forma d'indumenti,
tutti i paracaduti ed un tendone bianco da sceicco
e la sua scimitarra per fermaglio
ed è più facile a dirsi che a dimostrarlo falso,
e infatti te lo dico perché non basta il pensiero.
Vuoi prendere un treno di notte
pieno di paralumi e di damasco per dormire,
sennò a che serve un treno:
alzo con le mie leve tutti i binari
e, senza alcun disagio di viaggiare in discesa,
scivolano da te tutti i vagoni.
Detto cosi' e' semplice e infatti lo e' detto cosi'.
Ti lascio immaginare cosa succederebbe
se tu volessi bere, se tu volessi nuotare,
se tu volessi l'ultimo centimetro di cima
del monte che ti pare
per farne niente o per otturare
un buchetto qualsiasi in fondo a un mare.
Trascurando il tempo ed il riso
tu escludi le risorse più abusive
che sono state mai precise come
sul tuo bel viso rilassato ed inespressivo.
Se nulla capivo, qui tu finalmente
nulla lasciavi germogliare sulla brulla,
paradossale, tra noi terra infondata,
dove sono i leoni,
ammattiti e marroni,
lasciando immaginare
la sposa occidentale.
La sposa occidentale che sembra quasi ridere
e invece lei respira,
quasi piangere, ma gira
dall'altra parte il viso, ma ritorna
portando sue notizie inaspettate;
amando tutto ciò che adora,
chiama con nomi fittizi le cose:
così, semmai, le rose
son spasimi, per ora.

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