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Ultima modifica il 2 gennaio 2017 alle 20:23

DC-9 Itavia
DC-9 Itavia. Di Emanuele Rosso.

Oggi ricorre il trentaduesimo anniversario della strage di Ustica, in cui un aereo italiano con 81 persone a bordo fu colpito da un missile sui cielo di Ustica. Voglio dedicare ad esso alcune riflessioni venute alla luce durante la partecipazione ad un recente workshop sulla scrittura drammaturgica in cui si è parlato un po' anche di questa strage con Francesco Niccolini.

In tutte le incertezze, i depistaggi, i muri di gomma che riguardano la strage di Ustica c'è almeno un elemento che non si può contestare: gli oblò a bordo rimasero integri. Questo significa che si può escludere l'ipotesi della bomba che fu subito messa in campo all'indomani della strage avvenuta la sera attorno alle 21 del 27 giugno del 1980, trentadue anni fa. Ho potuto considerare questo particolare durante un recente workshop  sulla Kater i Rades, motovedetta albanese speronata e affondata il 28 marzo del 1997 al largo di Brindisi. Un dato collega subito le due vicende: lo stesso numero di vittime, 81. Queste due storie hanno, poi, delle somiglianze perché accomunate da depistaggi, da riunioni di piccolo gruppi di potere e dal fatto che insieme al caso Moro costituiscono una triade di tragedie italiane di cui si può parlare perché sappiamo tutto, o quasi. Ma durante il laboratorio mi sono scelto un punto di vista preciso, un foro da cui guardare a questi due fatti: gli oblò.

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