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Ultima modifica il 29 maggio 2016 alle 14:41

Oratore e pubblico
Credit: Brent Ozar.

Avevo otto anni circa quando ho pronunciato il mo primo discorso davanti a delle persone, una decina più o meno che per l'età, l'esperienza e le forze che avevo erano anche troppe. I miei, negli anni '80, si erano lanciati in una delle primissime attività di multi-level marketing in Italia. Avevano seguito dei corsi di formazione e avevano acquisito in breve le capacità necessarie per illustrare le caratteristiche dei prodotti in vendita. Si facevano spesso delle presentazioni e c'era persino un manuale con tutte le indicazioni su cosa dire e come farlo. Li vidi che stavano preparando una di queste dimostrazioni a casa nostra. Chiesi di aiutarli tenendo io una parte della conferenza. Non era tanto difficile. C'era scritto tutto. Perciò imparai a memoria il testo e quando toccò a me iniziai entusiasta e spedito. A metà però del mio intervento dimenticai ciò che dovevo dire. Non avevo più nulla in testa. Mi prese una gran paura e mi misi a piangere. Fui subito consolato e lodato da tutti per quel che comunque ero riuscito a fare. Io però giurai in quel momento che non sarebbe mai più accaduta una cosa del genere. Che crescendo e studiando avrei acquisito tutte le capacità necessarie per cavarmela più che bene in queste occasioni. E così è stato. Negli anni mi sono capitate o mi sono procurato diversi momenti in cui ho dovuto parlare davanti a tante persone e sono riuscito ad imparare molto anche grazie al fatto che ora faccio l'attore e quindi prendo a prestito delle tecniche che mi aiutano tanto. Oggi in questo post voglio mettere a disposizione alcune dritte su come affrontare il pubblico in un'occasione speciale.

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An Evening with Trixie Little and the Evil Hat...
An Evening with Trixie Little and the Evil Hate Monkey and Friends (Photo credit: A.Currell)

In un suo recente post Seth Godin parla di Tre lezioni di marketing da Brodway. Sono molto illuminanti per i gruppi che vogliono fare spettacoli e promuoversi ma non solo. Queste tre considerazioni sono ottime anche per tutte le piccole organizzazioni.  Perciò ho deciso di parlarvene e di confrontarle con alcune situazioni che vedo in giro nella realtà italiana.

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Ultima modifica il 2 agosto 2013 alle 11:53

Óleo - Caronte
Óleo - Caronte (Photo credit: Artrista Fundamentá (www.cotrino.com))

Oggi il teatro non è popolare per definizione: altre forme di spettacolo nei secoli hanno via via attratto le persone. Ed è giusto che sia così. La molteplicità dell'offerta di forme di intrattenimento è una conquista che fa bene all'umanità. Perciò il teatro ha solo una piccola fetta di pubblico, ha quella che riesce ad attrarre e che si merita. E che più o meno conserverà nel tempo. Questo non vuol dire che si deve arroccare nei teatri all'italiana più o meno sovvenzionati dai fondi pubblici, vera arma a doppio taglio per la sopravvivenza del teatro stesso. Più che mai deve tornare a quella sperimentazione di drammaturgie, di contaminazioni, di forme espressive che ha conosciuto soprattutto negli anni '70, per merito di gruppi come il Living e altri. Occorre dare l'addio alle ultime anacronistiche pietre che restano della quarta parete, vera e propria parentesi sventurata nella storia del teatro. Questo comporta anche l'utilizzo di spazi off più che in passato. È inutile rinchiudersi in teatri da 4-500 posti e pretendere che gli spettatori vengano, più o meno numerosi. Per poi lamentarsi, come ho sentito da alcuni operatori, che in questo o quell'altro posto non c'è cultura del teatro. Se non c'è, prima di tutto, occorre crearla fornendo le occasioni giuste, con le modalità più chiare e coinvolgenti possibili. Ben vengano i workshop di formazione per diventare spettatori consapevoli.

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Aldo Fabrizi
Aldo Fabrizi (Photo credit: Smeerch)

Una massa deforma lo spazio e il tempo del sistema in cui si trova. Il sole, ad esempio, deforma quello che in fisica è definito come spaziotempo e quindi finisce con il creare una specie di imbuto verso il quale i pianeti del sistema solare sono attratti. Si spiega così l'attrazione gravitazionale. Nello stesso tempo ciascuno di questi pianeti ha una forza di reazione e perciò reagisce. Così se da una parte, la terra ad esempio, è attirata dalla nostra stella principale nello stesso tempo si sottrae. Finisce quindi con il ruotare attorno al perno dell'insieme in cui è inserita. Questo vale per tutti i corpi, ovunque si trovino. Anche per tutti gli esseri umani. E ha conseguenze interessanti, da tenere presenti, per tutti coloro che hanno a che fare con l'interazione tra corpi in movimento come la danza e il teatro.

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Ultima modifica il 20 agosto 2018 alle 18:12

Charlie Chaplin from the film The Great Dictator
Charlie Chaplin from the film The Great Dictator (Photo credit: Wikipedia)

Gli attori di teatro, in parte anche del cinema, e gli artisti del circo sono dei performer: intrattenitori ed esecutori nello stesso tempo, di fronte ad un pubblico. Condividono quindi lo stesso destino del qui ed ora. È quindi naturale che abbiano molto in comune. Oggi voglio riflettere su dieci aspetti che un attore può riprendere dalle discipline circensi e fare propri.

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Ultima modifica il 8 ottobre 2015 alle 15:03

Spectators in the grandstand at the Royal Adelaide Show
Spectators in the grandstand at the Royal Adelaide Show. By State Library of South Australia.

Che spettatori vorremmo a teatro alle repliche degli spettacoli oppure che tipo di spettatore vogliamo essere?

Questo è un paese di spettatori che in mezzo secolo di televisione hanno imparato che lo spettacolo è difeso da un vetro infrangibile. Prima hanno assaggiato quel vetro nel cinema, dove, però, pur evitando l’interazione con l’attore sul grande schermo.. non si poteva evitare di entrare in relazione con gli altri spettatori. Poi, attraverso la televisione, si sono velocemente trasformati in spettatori di tutto il resto del mondo.

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Ultima modifica il 31 luglio 2016 alle 14:29

Pubblico al Globe Theatre di Roma.
Pubblico al Globe Theatre di Roma durante una rappresentazione estiva.

Senza pubblico non c'è teatro. Per costituzione il teatro non è tale senza il pubblico. Spesso, però, il pubblico è ignorato, dimenticato e nella migliore delle ipotesi "tollerato" a teatro. E non deve arrecare disturbo con gli squilli dei cellulari. A San Pietroburgo hanno messo a punto un sistema per bloccare il segnale di telefonia mobile. Quelli che non ne possono più del trillare di apparecchietti anche al cinema e al teatro cominciano a tirare un sospiro di sollievo. Ma il pubblico non deve nemmeno tossire, non deve scartocciare caramelle, non deve mangiare i pop corn, deve stare al buio e non deve in nessun caso parlare. Deve solo applaudire magari alla fine e anche tanto. E poi deve sgomberare il teatro in fretta in modo disciplinato. Siamo lontani, insomma, dai tempi di Shakespeare quando il pubblico assisteva mangiando, chiacchierando e rumoreggiando agli spettacoli.

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