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Ultima modifica il 8 ottobre 2015 alle 15:03

Spectators in the grandstand at the Royal Adelaide Show
Spectators in the grandstand at the Royal Adelaide Show. By State Library of South Australia.

Che spettatori vorremmo a teatro alle repliche degli spettacoli oppure che tipo di spettatore vogliamo essere?

Questo è un paese di spettatori che in mezzo secolo di televisione hanno imparato che lo spettacolo è difeso da un vetro infrangibile. Prima hanno assaggiato quel vetro nel cinema, dove, però, pur evitando l’interazione con l’attore sul grande schermo.. non si poteva evitare di entrare in relazione con gli altri spettatori. Poi, attraverso la televisione, si sono velocemente trasformati in spettatori di tutto il resto del mondo.

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Ultima modifica il 18 dicembre 2015 alle 16:44

Prove di Behzti
Uno scatto durante le prove di Behzti. In primo piano Marialuisa Longo (a sin.) e Lucia Zotti. In secondo piano Francesco Ocelli (seduto) e Monica Contini.

Vi racconto della mia partecipazione ad un reading particolare, di un testo che appartiene ad una piccola ma significativa comunità religiosa. Qualche particolare sul testo, su questa cultura e gli appuntamenti con la sua messa in scena.

In questi giorni sto partecipando al reading di Behzti (Disonore) di Gurpreet Kaur Bhatti. autrice sikh londinese che ho conosciuto durante il workshop Short Latitudes a Giovinazzo (Bari). Grazie a questo testo ho quindi fatto una immersione all'interno del sikhismo, che è una religione nata in India nel XV secolo e che conta diverse comunità sparse nel mondo tra cui quelle di Londra (la più grande in europa) e quella italiana (la seconda in Europa dopo quella di Londra) nell'Agro Pontino e nella pianura padana. Proprio in questi giorni i sikh italiani sono saliti sulla ribalta della cronaca per via della petizione che hanno promosso e consegnato al ministro Riccardi per chiedere la liberazione dei due maro' detenuti in India. E' significativo anche che andremo in scena mentre a Brescia, sabato 14, si festeggerà il “Baisakhi”, la Festa del Raccolto.

...continua a leggere "La vita dei sikh in scena, tra controversie e riprese"

Ultima modifica il 17 ottobre 2015 alle 14:20

barche a Brindisi
Barche sul porto di Brindisi. Sullo sfondo il Monumento al Marinaio d&39;Italia.

In una Brindisi con i faccioni della campagna elettorale per le amministrative sul piazzale della stazione, nelle plance aggiunte per l'occasione e nei comitati elettorali aperti sul corso, accanto ai negozi domani si ricorderanno le 81 vittime della Kater i Rades, motovedetta albanese naufragata al largo della città alle 18 e 57 del 28 marzo 1997.  Con il beltempo, previsto anche per domani 28 marzo 2012, i brindisini hanno voglia di passeggiate sul lungomare dove sono ormeggiati un paio di traghetti, un pattugliatore della guardia di finanza, un paio di navi militari, qualche veliero, qualche peschereccio e un po' di barche e motoscafi. Le auto in questi giorni hanno un po' di difficoltà a passarci per via degli scavi che hanno riportato alla luce un tratto di muratura risalente al tardo medioevo sul futuro del quale i brindisini s'interrogano.

Alla commemorazione, domani, per la prima volta da quindici anni a questa parte, è previsto un numero di persone doppio rispetto a quello degli altri anni, di solito attorno alla trentina di persone, persino l'anno scorso che è intervenuto padre Alex Zanotelli. E' il primo segno di una rinnovata e diversa percezione sui fatti della Kater, anche a seguito della realizzazione del monumento a Otranto che ha inglobato il relitto della vecchia motovedetta albanese dismessa. L'evento si svolgerà dapprima davanti alla capitaneria di porto con il lancio dei fiori alle 17:00 e poi alle 18:30, presso la casa del turista (nei pressi dall'Hotel Internazionale), con il racconto Kater i Rades, via crucis per un venerdì santo, primo movimento con la drammaturgia di Francesco Niccolini e la regia di Fabrizio Pugliese e con attori Laura Giannoccaro, Cristina Belgioioso, Luana Pirelli, Fabrizio Pugliese, Emanuele De Matteis, Giuseppe Vitale.  Già quasi esaurite le prenotazioni per la prima replica, resta qualche posto per la seconda replica alle 20 e 30. Chi vuole può contattare il 331 3477311 per prenotarsi.

Cresce l'interesse attorno a questa vicenda nella storia delle relazioni tra Albania e Italia in questi giorni anche per la pubblicazione del libro Il Naufragio di Alessandro Leogrande, autore tra l'altro di diversi interventi radiofonici sull'argomento. Qualche contatto c'è anche con alcuni artisti albanesi, già coinvolti in eventi realizzatisi ad Otranto nei mesi scorsi, che proprio oggi hanno contattato la cooperativa Thalassia che sta organizzando l'evento di domani che vede, come partner, l'Osservatorio sui Balcani di Brindisi. La voglia di conoscere questa storia ha contagiato anche le scuole superiori di San Vito dei Normanni che dopodomani, 29 marzo, assisteranno ad una replica del racconto in un matinée alle ore 11 presso il cine-teatro Melacca. Ci sono almeno 10 buone ragioni per non mancare a questo evento.

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Pena Palace - Palácio da Pena - Sintra, Portugal
Pena Palace - Palácio da Pena - Sintra, Portugal (starrynight1)

Ad ogni cambio d'anno qualcosa del vecchio anno viene gettato via come simbolo del passaggio, come rito per propiziare buone novità nel nuovo anno. Anche a livello intellettivo tendiamo a mettere da parte ansie, angosce, preoccupazioni dell'anno appena passato per accrescere in noi l'apertura mentale, psicologica a ciò che di buono vogliamo che accada. Purtuttavia portiamo con noi molte cose dei 12 mesi appena trascorsi. In fondo il capodanno è solo una data nella quale facciamo dei buoni propositi anche per migliorare noi stessi e la nostra vita. In questa operazione credo sia utile ed importante considerare che cosa di buono ci ha lasciato in eredità il lasso di tempo che ci mettiamo alle spalle. Perciò la domanda che oggi, 2 gennaio 2012, mi sono posto è: che cosa mi ha lasciato in eredità il 2011? Ve ne parlo non tanto per il narcisistico gusto di raccontarsi ma per aiutare chi ha condiviso con me qualche pezzo di strada o chi vorrà farlo in questo 2012. Voglio permettere a tutti costoro, infatti, di individuare le cose belle fatte insieme in modo da farne di migliori nel corso dei prossimi 12 mesi.

...continua a leggere "L’eredità del 2011"

Ultima modifica il 21 agosto 2016 alle 17:03

Tunisian migrant Mohammed Munedi and Stephen Beard.Oria, a beautiful town full of history in the province of Brindisi where I live, has become the  main place where the immigrants form north Africa are housed after they have arrived in Lampedusa, waiting for the permit. There is a refugee camp on the road for Manduria, in the province of Taranto, with a lot of tents that is a subject of many polemics because the immigrants are not free and they live in a very difficult situation: hot in summer, cold in winter, dirty bathrooms, etc. In April, when this camp was set up, several journalists came here to tell the situation. Among them Stephen Beard, of American Public Media, who interviewed the tunisian immigrant Mohammed Munedi and me. Here it is the interview.

STEPHEN BEARD: The Church of San Domenico on the edge of a sunlit piazza in the ancient hill town of Oria. This pretty scene draws tourists from all over Europe. But in recent weeks, there's been an influx of less welcome visitors.

Young Tunisian men brawl in the street. This only serves to deepen local hostility to the migrants.

Man speaking Italian

This man says they drink, they argue, they fight, they break bottles in the street. Twenty-five thousand Tunisians have arrived in Italy since January, when the Tunisian dictator Ben Ali was ousted. When he fell, his control over illegal migration collapsed. Mohammed Munedi joined the exodus.

MOHAMMED MUNEDI: Maybe looking for nice life. Job, house. Something like this.

He's now one of hundreds of young Tunisians living in a temporary reception center outside Oria. Fauzi Bushekse is another.

FAUZI BUSHEKSE: If I have work, I will help my family.

The fact that these young men are looking for work makes them even less popular here. There are few jobs even for the locals. Not everyone, though, is hostile to the incomers.

Volunteers hand out shoes and clothes to the migrants. Organizer Guiseppe Vitale says Italians should be the first to sympathize with people seeking their fortune abroad.

GIUSEPPE VITALE: We have a duty because we were immigrants in the past. We went in the past in the United States and in Germany, above all.

Vitale hopes other, wealthier parts of Italy and Europe will put out the welcome mat for the migrants. So far there's little sign of that.

You can also listen this interview.

Now is not possible to come to this camp: the police don't allows anyone to enter. We are waiting for the transfer of the camp at the former USAF base in San Vito dei Normanni, near Brindisi. This is the decision of the authorities. Stephen Beard contacted me today for a new interview: this story will continue. Stay tuned.

Ultima modifica il 18 agosto 2011 alle 18:45

Gatta dietro la rezza.
Gatta dietro la rezza.

Domani, sabato 13 agosto 2011, terrò il mio spettacolo Mistero Salentino alla terza edizione di Rezzica a San Vito dei Normanni (Brindisi). "Rezzica" è un neologismo che viene fuori dall'incrocio tra "rezza" e "pizzica". Per l'occasione ho voluto divertirmi a fare delle rime baciate, semplici semplici, che vi voglio proporre.

 

Nanti alla rezza
si mena la munnezza.
Nanti alla rezza
si senti la fezza.
Cretu alla rezza
stringi la pezza.
Cretu alla rezza s’è misa la iatta,
a ci n’invidia cu scatta.
Cretu alla rezza viti ma no si vistu,
viti puru li piachi di cristu.
La rezza si asa cu lu ientu,
e cu lu spramientu ca vali pi cientu.
La rezza ti sconni alli cristiani,
megghiu ci ti scunni cu li mani.
Ti nanti alla rezza no viti nienti,
comu ci apri la vocca e viti li tienti.
Ti la rezza trasi l’aria di daffori
e faci cchiù friscu ci sta faci l’amori.
La rezza no è comu alli uecchi
ca ci ti uardunu e muecchi.
La rezza eti n’opera d’arti,
ca sconni quiddi ca sciocunu a carti
La rezza è nu munnu scuru
ca ti sconni megghiu di nu muru.

La pizzica è nu ballu bellu,
è cchiù riccu di nu gioiellu.
La pizzica eti n’aria tesa tesa,
pesciu ti na femmna offesa.
La pizzica è nu ritmu ti tiauli,
ca ci ti pigghia so cauli.
La pizzica è na uardata ti uecchi,
e poi ti trasi ntrà li recchi.
La pizzica è na calata allu cori,
ti pigghia cchiù sai ti l’amori.
La pizzica ti nvicina e ti lluntana,
è sciroccu oppuru tramuntana.

La pizzica e la rezza
stannu alla stessa altezza:
né vasci né ierti
comu alli muerti
ca no si sapi ci stannu
ancielu, anterra o sotta nu scannu.
Ci stai cretu alla rezza è comu ci balli la taranta
e conquisti l’amori, ci no si sbanta.
Uardi l’amori tua e spettaculu no ni faci,
cussini forsi a iddu o a edda li piaci.
Na notti lu masculu e la femmna ca sta ballaunu
mentri lu cori si taunu
ti cretu a na rezza trasera
e l’amori fecira tutta la sera.
Ti tannu nascìu dda pizzica o da rezza,
no si sapi ce t’eti cu certezza,
ca Rezzica si chiama,
ca rizzica li carni a ci si ama.
Ncerti voti alla controra
ci ti sta zittu a quedd’ora
si asa nu picca di ientu chianu chianu
la sienti cantari cu lu cori a manu,
nu cantu d’amori e di paci
ca no capisci nienti ci no ti piaci.
La Rezzica è comu nu film western americanu,
ca pari ti sconni li uecchi e la manu,
e inveci toppu nu picca si asa
e viti tanta cristiani tutti fori di casa,
ca simbraunu ca erunu muerti, animi persi
e inveci essunu tutti comu fogghi sciersi.
Rezzica è femmina, è nu misteru
chiù cupu ti lu mieru.

La Rezzica a Santu Vitu è nata ieri,
allu paisi ti li volini allu barbieri.
allu paisi ti la vecchia ca cretu alla rezza stai,
e ca ti uardari no si stanca mai.
Ticunu ca custu è lu paisi ti li mulacchiuni,
ma li sanvitesi ca canoscu no so filu mucculuni.
Anzi mi sembrunu cristiani bueni e apierti,
la Rezzica è robba di cristiani ‘spierti.

L'appuntamento è per domani 13 agosto alle ore 21 nella piazzetta Mons. Passante (piazzetta dell'arciprete) a San Vito dei Normanni alle ore 21.

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Ultima modifica il 1 ottobre 2015 alle 15:34

Campagna.sanvito
Campagna.sanvito (Photo credit: Wikipedia)

Non c'è solo la pizzica ballerina e canterina. Esistono altre forme e tra queste la pizzica "triste e muta" che, a dispetto del suo nome, è un vero e proprio carnevale che si esprime con il teatro attraverso cunti e culacchi. Il mio spettacolo Mistero Salentino ne ha recuperati alcuni e di tanto in tanto li propongo al pubblico. Prossimo appuntamento il 13 agosto a San Vito dei Normanni.

Il morso della taranta a volte non riusciva ad essere curato attraverso le ispezioni musicali dei vari musicanti che venivano chiamati a casa dei pizzicati. A volte accadeva che la musica non fosse di alcun aiuto e addirittura i suonatori venissero invitati ad andarsene. E’ il caso, ad esempio, di Filomena, così come ce lo riferisce Ernesto De Martino in La terra del rimorso (Il Saggiatore), che “non era stata morsa da una taranta ‘ballerina’ o ‘canterina’ o ‘libertina’ e perciò non ballava, non si sentiva stimolata da canti gai, non si abbandonava a mimiche lascive: si trattava solo di una taranta ‘triste e muta’, che disdegnava il ritmo della tarantella e che induceva nella sua vittima una disposizione d’animo melanconica, al più esprimibile con una lamentazione funebre”.  Questo genere di tarantati non traevano alcun beneficio dalle tammorre e dagli altri strumenti musicali, non riuscivano a trovare il ritmo giusto e non si sentivano stimolati dai colori. De Martino dedica il terzo capitolo della sua ricerca ai casi di “simbolo non operante”. C’erano casi di tarantati che erano fuori tempo rispetto al ritmo della taranta, che gettavano via i nastri e gli stracci colorati, che gettavano via con stizza le immagini dei santi Pietro e Paolo. E’ il caso, ad esempio, di Michele, pescatore di diciotto anni di Nardò. Si trattava per lo più di casi maschili. Bisogna ricordare, tra l’altro, che il tarantismo non fu un fenomeno che riguardava solo le donne, visti i numerosi casi di tarantati maschi.

Il cattolicesimo ha cercato di incanalare questo fenomeno pagano come è accaduto in tanti altri casi. De Martino stesso assiste il 28 e il 29 giugno del 1959 a ciò che avviene nella cappella di San Paolo a Galatina con alcuni tarantati che si volle curare senza esorcismo musicale, coreutico, cromatico. Quel che l’equipe di ricercatori vede viene descritto in termini di “caleidoscopio in frantumi”: “inerti abbandoni al suolo, agitazioni psicomotorie incontrollate, atteggiamenti di depressione ansiosa, scatti di furore aggressivo, e ancora archi isterici, lenti spostamenti strisciando sul dorso” ecc. In simili occasioni alcuni tarantati agitavano i pugni contro il portone, contro le immagini sacre, salivano sui tabernacoli e si lasciavano andare ad atti di isteria. Altri pizzicati ancora davano vita a delle vere e proprie rappresentazioni sceniche. Siamo quindi nel carnevale delle società di anciéne regime, il carnevale del mondo alla rovescia. E’ in un contesto come questo che nascono i culacchi: “racconti satirici salentini, a volte di spirito anticlericale, che hanno origine nella notte dei tempi, e che ricordano tanti gli episodi dell’Aretino, del Rabelais o del Bandello” (quinta di copertina di Lu nanni orcu, raccolta curata da Alfredo Romano per Besa).

Cunti e culacchi dello spettacolo Mistero salentino, storie di santi, di matti e di gatti sono dunque espressione della pizzica “triste e muta”, segno di una taranta diversa, che trova solo nella narrazione orale la sua cura, la sua via di sfogo, quella verità che Marianna di Anguillara Sabazia, la nonna di Ascanio Celestini, o Mimina di Ceglie Messapica, mia nonna, o le altre nonne del salento conoscevano bene e raccontavano ad altre donne e ragazzini. Significativo che io tenga questo spettacolo a San Vito dei Normanni che è uno dei paesi dove si è affermata la tradizione dei barbieri violinisti e di tutto quel filone che viene chiamato "pizzica de core" nella quale è preponderante la parte musicale con gli strumenti a corda.  Nel feudo, dunque, di gruppi come quelli de La Taricata, che porta avanti questa tradizione musicale, mi permetto di portare una pizzica che non è né ballerina né canterina, ma satirica, carnascialesca, parlantina.

L'appuntamento con lo spettacolo Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti è per le ore 21 del 13 agosto 2011 in Largo Monsignor Passante (anche noto come piazzetta dell'Arciprete) a San Vito dei Normanni (Brindisi) in occasione della terza edizione di Rezzica, la festa della rezza e della pizzica. Lo spettacolo sarà intervallato dalle danze del gruppo Danzare d'Amore.

Per questo evento è disponibile il comunicato stampa.

Ultima modifica il 28 novembre 2018 alle 15:14

Giuseppe Vitale in Mistero Salentino.

Ciucciu cacaturnisi, il ciucciu cacasoldi, è uno dei cunti più noti nella tradizione popolare salentina. Narra di un bambino molto piccolo che nella notte dei tempi aveva tante sorelle piccole anch'esse, la madre, ma che non aveva il padre. Quindi tanti erano gli stenti, tanta era la fame in questa famiglia. Il piccolo decise allora di andare per il mondo a cercar fortuna. Così facendo incontrò un vecchio al quale narrò la sua storia. Questo vecchio gli regalò un ciuccio cacasoldi, un asino, cioè, che a comando sapeva cagare tanti soldi d'oro e d'argento. Il bimbo non credette ai suoi occhi, ringraziò il vecchio, prese con sé l'asino pensando d aver finalmente fatto la fortuna sua e della sua famiglia. Ma stava arrivando la notte, era pericoloso per lui e il suo ciuccio, stare per strada, alla mercé dei briganti. Decise allora di farsi dare ospitalità in un convento. Il monaco chi li ospita però durante la notte sostituisce l'asino del ragazzino con un altro asino del convento che era uguale nell'aspetto ma che non aveva nessun potere di culo. Inizia così questo racconto popolare che prosegue con altre peripezie, ma che non manca di giungere al lieto fine.

Straordinario racconto perché i nonni di un tempo potessero tener buoni i loro nipoti, in realtà esso rivela una grande componente satirica anticlericale, come molti dei cunti e dei culacchi (racconti satirici più brevi del cunto) di tradizione popolare. Ma è anche metafora di tutte quelle piccole imprese memorabili che all'inizio stentano perché qualche disonesto approfitta dell'ingenuità e della bonarietà altrui, carpendo la fiducia dei malcapitati.

Per questi ed altri motivi ho deciso di inserire questo cunto all'interno dello spettacolo Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti. Ve lo propongo oggi in attesa di vedervi ospiti magari, miei cari frequentatori del blog, sabato 13 Agosto nella piazzetta dell'Arciprete (ironia della sorte) di San Vito dei Normanni (Brindisi) per la terza edizione di Rezzica, la festa della rezza (una stuoia che fa da tenda esterna alla casa) e della pizzica.

Ultima modifica il 8 agosto 2012 alle 17:54

Teschio dell'Amleto sul cadavere di Cliff, in Più leggero di un suspir
Teschio dell'Amleto sul cadavere di Cliff, in Più leggero di un suspir.

Si chiude martedì 19 luglio la trilogia dei viaggi attorno alla morte iniziata con il Macbeth, proseguita con il Moby Dick e che si conclude con lo spettacolo comico Più leggero di un suspir. A partire dalla fine dell'inverno fino ad ora ho avuto la possibilità di lavorare come attore in due spettacoli e come assistente alla regia in un terzo lavoro ancora in fieri come il Moby Dick. Tutti e tre con la regia di Enzo Toma il quale non ha fatto mistero di dire che per lui questi tre spettacoli sono un viaggio nell'Ade. Con il Macbeth, che ha debuttato il 29 aprile a Torre Santa Susanna, questo viaggio è iniziato a partire dall'insostenibilità del peso del potere di cui  Macbeth stesso è testimone fisico e che non si può concludere che nella morte prima della lady e poi di lui. Nel Moby Dick, che debutterà al Festival Castel dei mondi di Castel del Monte il 3 settembre 2011, è Achab che alla prigionia in cui è costretto dal capodoglio preferisce quella libertà che può voler dire la sua fine. Più leggero di un suspir, poi, si apre con il funerale di uno degli attori della compagnia che a quel punto danno vita a un alternarsi di personaggi e di morti all'interno delle opere di William Shakespeare:  La Tempesta, Antonio e Cleopatra, Otello, Riccardo III, Sogno di una notte di mezza estate, Romeo e Giulietta, Amleto. Gli attori, però, come i clown, si ostinano a non morire, a fare della loro morte un pretesto per rimanere in scena il più possibile. Si tratta, quindi, di una tragedia “perché tutti muoiono, e pure piena di lacrime”, ma si tratta però delle lacrime “più allegre che mai occhio umano poté versare”.

Giuseppe Vitale
Questo sono io nei panni di Trinculo.
Essi danno vita allo spettacolo teatrale dal titolo scritto da Francesco Niccolini per la regia di Enzo Toma in scena martedì 19 Aprile 2011 alle ore 21 e 30 presso l’ex-Fadda sulla via per Brindisi a San Vito dei Normanni. Gli attori sono Francesco Ocelli, Yuma Longo, Tina Di Santo, Gionata Atzori, oltre a me. C'è anche l'amichevole partecipazione come capocomico di Cesare Pasimeni. L’ingresso è gratuito. Lo spettacolo è il saggio conclusivo del corso di teatro tenuto da Enzo Toma e Francesco D'Agnano durante la stagione 2010-2011 presso il teatro Melacca di San Vito all’interno del progetto Teatri Abitati del Teatro Pubblico Pugliese.  Per informazioni si può contattare Yuma Longo via email all’indirizzo [email protected] oppure via telefono al numero 349 3336102.
Zulietta
Zulietta (Yuma Longo) e il grazioso serpente del Nilo.

E' uno spettacolo di "sangue, parole e amore, nell'ordine che volete" come dice il capocomico prima della scena madre di Chiappa-Giulietta e Trinculo-Romeo.  E' la ragione stessa per cui gli attori mettono in scena ciò che di più importante possono giocarsi: le loro morti. E a questo credono in profondità, danno il meglio della loro cialtronesca arte. Non si avvedono di essere dei servi, degli zanni, che vogliono recitare le parti dei giovani, con tutto il corredo di rozzezza che diventa a tratti poetica in questo sforzo e alla fine anche complice con il pubblico. Più leggero di un suspir è allora uno spettacolo leggero, un niente, uno zero, qualcosa che rischia di volar via al primo soffio di vento martedì sera. Perché andarlo a vedere allora? Perché per fortuna resta ben ancorato al baule su cui è disteso il cadavere del sig. Cliff che con tutta la sua pesantezza non ci fa compiere il folle volo dell'Ulisse di Dante il quale non ebbe freni. Noi il freno ce l'abbiamo ed è la paziente e visionaria regia di Enzo Toma. Perché un attore anela alla libertà, forse il suo destino è di non arrivarci mai o forse la trova nelle tensioni del suo corpo, nella sua distensione, nelle sue lacerazioni sempre vere ma sempre controllate perché domani "a grande richiesta" si replica e bisogna restare in forma per farlo.