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Ultima modifica il 7 marzo 2017 alle 12:18

Ascanio Celestini
Ascanio Celestini (Photo credit: Zona Rebelde!)

Agosto 2003. Invito Daniela, che mi piace molto e che ho conosciuto a un corso di teatro ai Koreja a Lecce, a quello che secondo me è il miglior evento di quell'estate, qualcosa che non si poteva perdere: lo spettacolo Radio Clandestina di Ascanio Celestini al Melpignano Rock Festival. Prima, nel pomeriggio, c'è un incontro con dei musicisti e alcuni giornalisti in un frantoio sotterraneo, in paese. Con Daniela ci sediamo e ascoltiamo. Uno dei musicisti a un certo punto dice come Ascanio spesso si incanti in un loop, una ripetizione o, meglio, una serie di ripetizioni come succede nella musica a volte.  Quella parola, loop, viene fuori, salta, dalle mie poche conoscenze di informatica nella testa e da allora non mi abbandona come non mi lascia mai il pensiero di Celestini. La sua voce mi ipnotizza con le sue ripetizioni e le sue frequenze e, per fortuna mia, piace anche a Daniela: «è dolce e mi rilassa dice». Ho fatto bene ad invitarla e sarà contenta dello spettacolo, penso.  E poi lei ha lo stesso effetto su di me.

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Locandina
La locandina dell'evento

Dopodomani, sabato 14 settembre, presenterò il mio primo racconto teatrale Il leone di San Cosimo alla Festa delle storie a Mesagne (Br). L'appuntamento è per le ore 19 presso il frantoio ipogeo in via Eugenio Santa Cesaria, 17, sotto il Palazzo Guarini. Questo lavoro, ancora in fase di studio, è stato partorito all’interno del laboratorio di narrazione di Memoria Minerale a Mesagne tenuto da Francesco Niccolini tra Marzo e Aprile 2013. Si avvale della regia di Fabrizio Pugliese ed è un testo semi-autobiografico: per una parte è ricostruzione di un periodo della mia infanzia, per l’altra parte segue i fili della fantasia.

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Ultima modifica il 15 settembre 2016 alle 17:49

Cartello ingresso zoo.
Cartello all'ingresso dello zoo di San Cosimo alla Macchia.

La grande avventura del mio racconto sul santuario di San Cosimo alla Macchia in provincia di Brindisi, che sto preparando per Memoria Minerale, conosce oggi una delle sue diverse e importanti tape: ho deciso di rendere pubblica la scheda del racconto. Così potrete iniziare a farvi un'idea di questo lavoro di cui un po' alla volta vi sto parlando, sperando di avervi tutti alla sua presentazione pubblica a Mesagne il 14 settembre 2013, alle ore 19:00, presso il Frantoio Ipogeo.  È una narrazione semi-autobiografica: per una parte riporto vicende davvero accadute, per l'altra lascio spazio alle invenzioni. Tra il 1977 e il 1980 ho vissuto infatti proprio sul santuario o nelle sue vicinanze perché i miei gestivano il distributore di carburanti che dopo i lavori del Giubileo del 2000 è stato smantellato. La geografia stessa della parte antistante il centro religioso è stata modificata. E quando cambiano i posti la memoria dei luoghi ha qualche difficoltà, un senso di smarrimento. Ringrazio allora Francesco Niccolini e Luigi D'Elia che mi hanno dato la possibilità di recuperare una parte dei miei ricordi, della mia infanzia. Ricordi che credo valga proprio la pena raccontare perché stiamo parlando di uno spazio del fantastico, che nella sua folle architettura, alla quale noi locali siamo abituati, si presta a situazioni tra il kitch, il paradossale e l'avventuroso per una mente che è e vuole restare un po' bambina. Buona lettura della scheda allora. Per chi vuole è anche disponibile l'incipit del racconto.

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Oria, santuario di san Cosimo alla macchia
Oria, santuario di san Cosimo alla macchia (Photo credit: Tarantino Vincenzo)

Da mesi sto lavorando ad un racconto. Dopo averlo scritto sotto la supervisione di Francesco Niccolini ora inizia la fase di prove con la regia di Fabrizio Pugliese. Sarà presentato al festival di teatro di narrazione in programmazione a Mesagne per settembre, all'interno del progetto Memoria Minerale. In esso racconto la mia infanzia, dal 1977 al 1980, passata sul Santuario di San Cosimo ala Macchia, in provincia di Brindisi. Voglio farvi leggere l'incipit, l'inizio,  del racconto. Buona lettura.

Quando, da piccolo, sentivo parlare di San Cosimo alla Macchia non riuscivo a capire perché un santo dovesse nascondersi, come un delinquente. Mi chiedevo perché tutti ce l’avessero con lui e con suo fratello gemello Damiano. Spesso sentivo, infatti, che i grandi si lasciavano scappare: «Mannagghia li muerti di San Cosimu e San Damianu!». Non sapevo qual era la loro colpa. Una volta sentì bestemmiare anche contro gli altri tre fratelli più piccoli dei due santi. Avevo cinque anni e stavo gonfiando la ruota di una moto sul distributore di carburanti del santuario, portato avanti dai miei. Volevo vedere fin dove poteva resistere quella ruota all’aria compressa finché non sentì uno scoppio e il tipo della moto se la prese con Cosimo, Damiano, Eupremio, Leonzio e Antimo. Tutti alla macchia. Perché qui non c’è il solito mare degli ulivi, dell’olio, della frisa con i pomodori, delle orecchiette con le cime di rapa, delle fave e cicorie. Sono terreni dove c’erano solo il timo e il muschio: la macchia mediterranea. Per tanto tempo però i contadini-formica si sono incaponiti, con la zappa e la fresa, a coltivare fazzoletti di terra e ora ci trovate anche un po’ di ulivi anche se più piccoli che nel resto della Puglia. Oppure ci sono le casette vuote, senza porte e senza finestre per starsene un po’ in villeggiatura l’estate. Non è che sono state sempre così. Il fatto è che a fine vacanza dovete riportarvi dietro mobili, materassi, sedie, tavoli, forchette, bicchieri, le porte, il lavandino e la tazza del cesso. Altrimenti, se li lasciate, dovrete ringraziare i ladri se non rubano anche i muri.

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Foto di Carmelo Raineri.
Foto di Carmelo Raineri.

È periodo di Memoria Minerale questo per me. Ma non sono il solo. I protagonisti li trovate, infatti, tra i cittadini di Mesagne. Stanno accadendo eventi strani in questa cittadina. Come il laboratorio teatrale per gli anziani, la banca cittadina della memoria, il laboratorio d'arte di Antonio Catalano. Ora uno dei prossimi eventi sarà dedicato al teatro di narrazione attraverso un festival che si terrà a Settembre. È l'aspetto che conosco meglio perché vi sono coinvolto insieme ad altri partecipanti con cui sto condividendo il laboratorio tenuto da Francesco Niccolini per la parte di narrazione e da Fabrizio Pugliese per quella attoriale.

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Ultima modifica il 17 ottobre 2015 alle 14:20

barche a Brindisi
Barche sul porto di Brindisi. Sullo sfondo il Monumento al Marinaio d&39;Italia.

In una Brindisi con i faccioni della campagna elettorale per le amministrative sul piazzale della stazione, nelle plance aggiunte per l'occasione e nei comitati elettorali aperti sul corso, accanto ai negozi domani si ricorderanno le 81 vittime della Kater i Rades, motovedetta albanese naufragata al largo della città alle 18 e 57 del 28 marzo 1997.  Con il beltempo, previsto anche per domani 28 marzo 2012, i brindisini hanno voglia di passeggiate sul lungomare dove sono ormeggiati un paio di traghetti, un pattugliatore della guardia di finanza, un paio di navi militari, qualche veliero, qualche peschereccio e un po' di barche e motoscafi. Le auto in questi giorni hanno un po' di difficoltà a passarci per via degli scavi che hanno riportato alla luce un tratto di muratura risalente al tardo medioevo sul futuro del quale i brindisini s'interrogano.

Alla commemorazione, domani, per la prima volta da quindici anni a questa parte, è previsto un numero di persone doppio rispetto a quello degli altri anni, di solito attorno alla trentina di persone, persino l'anno scorso che è intervenuto padre Alex Zanotelli. E' il primo segno di una rinnovata e diversa percezione sui fatti della Kater, anche a seguito della realizzazione del monumento a Otranto che ha inglobato il relitto della vecchia motovedetta albanese dismessa. L'evento si svolgerà dapprima davanti alla capitaneria di porto con il lancio dei fiori alle 17:00 e poi alle 18:30, presso la casa del turista (nei pressi dall'Hotel Internazionale), con il racconto Kater i Rades, via crucis per un venerdì santo, primo movimento con la drammaturgia di Francesco Niccolini e la regia di Fabrizio Pugliese e con attori Laura Giannoccaro, Cristina Belgioioso, Luana Pirelli, Fabrizio Pugliese, Emanuele De Matteis, Giuseppe Vitale.  Già quasi esaurite le prenotazioni per la prima replica, resta qualche posto per la seconda replica alle 20 e 30. Chi vuole può contattare il 331 3477311 per prenotarsi.

Cresce l'interesse attorno a questa vicenda nella storia delle relazioni tra Albania e Italia in questi giorni anche per la pubblicazione del libro Il Naufragio di Alessandro Leogrande, autore tra l'altro di diversi interventi radiofonici sull'argomento. Qualche contatto c'è anche con alcuni artisti albanesi, già coinvolti in eventi realizzatisi ad Otranto nei mesi scorsi, che proprio oggi hanno contattato la cooperativa Thalassia che sta organizzando l'evento di domani che vede, come partner, l'Osservatorio sui Balcani di Brindisi. La voglia di conoscere questa storia ha contagiato anche le scuole superiori di San Vito dei Normanni che dopodomani, 29 marzo, assisteranno ad una replica del racconto in un matinée alle ore 11 presso il cine-teatro Melacca. Ci sono almeno 10 buone ragioni per non mancare a questo evento.

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Ultima modifica il 20 luglio 2013 alle 15:32

Parenti delle vittime del naufragio
Parenti delle vittime del naufragio della Kater i Rades. Foto di Antonio Palma.

Se dico Kater i Rades cosa pensate? Magari ricordate di una motovedetta albanese andata a fondo trentacinque miglia dal porto di Brindisi quindici anni fa... Magari ricordate il secondo esodo degli albanesi, dopo quello del '91, in quel periodo e altri particolari come quelli che ricordavano alcune persone con cui stavo chiacchierando alcuni giorni fa. Chi non ricorda o non sa può consultare alcune pagine su questo episodio importante dell'emigrazione albanese in Italia. Ora, dopo il libro di Alessandro Leogrande che racconta il naufragio della motovedetta albanese e dopo il monumento ad Otranto che vi è stato dedicato è giunto il momento per Kater I Rades via crucis per un venerdì santo, primo movimento di Francesco Niccolini con la regia di Fabrizio Pugliese. Tutti i dettagli nell'evento facebook e nel comunicato su brundisium.net.  Ecco dieci ottimi motivi per non mancare a questo appuntamento.

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Ritaglio della locandina sull'evento della Kater i Rades del 28 marzo 2012
Ritaglio della locandina sull'evento della Kater i Rades del 28 marzo 2012.

Chi si ricorda del naufragio della Kater i Rades, perché è importante parlarne e che cosa si sta facendo per far conoscere la vicenda ad essa legata.

Ieri mattina, 19 marzo 2012, mi è capitato di parlare con un gruppo di amici e conoscenti sulla stazione ferroviaria di Brindisi del naufragio della Kater i Rades, la motovedetta albanese speronata al largo di Brindisi il 28 marzo del 1997 dalla corvetta Sibilla della Marina Militare italiana. Queste persone, pendolari che lavorano a Brindisi ricordano molti particolari dell'evento, tra cui il fatto che circa 120 albanesi, profughi, stavano tentando di raggiungere Brindisi per scappare da una situazione di guerra. Ricordano anche che morirono soprattutto donne e bambini, visto che si trovavano nella stiva al momento dell'affondamento. Questo mi ha rinfrancato e mi ha fatto capire che al lavoro a cui sto collaborando da gennaio, il workshop di drammaturgia e narrazione,  ha una ragion d'essere anche nella memoria che i brindisini e i pugliesi tutti hanno nella storia dell'immigrazione albanese in Italia. Perciò ho ragione di ritenere che l'evento che stiamo preparando insieme agli amici del laboratorio per il prossimo 28 marzo abbia un suo posto non solo nella commemorazione di quella tragedia ma anche nel racconto di un futuro migliore per i due paesi che si affacciano sul canale d'Otranto.

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